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Con la foto dei fratelli scomparsi, la quattordicenne Perla Granda, ha adornato una parete della sua camera da letto.

La foto, esposta al World Press Photo, fa parte di un progetto a lungo termine del fotografo  Yael Martinez che denuncia il trauma psicologico delle famiglie delle persone scomparse in Messico, a seguito della guerra contro i cartelli della droga messicani.

La foto mi ha colpito perché le immagini formano un cuore. Questa sorella racchiude simbolicamente l’amore per i fratelli in un simbolo universale, semplice ma molto indicativo in questo contesto. Il trauma non impedisce alla sorella di continuare ad amare, forse a sperare.

Non perdo mai questa mostra e vi invito a vederla perché serve a rimettere le cose della nostra vita nel giusto ordine, serve a essere grati per ciò che abbiamo, serve ad aprire la mente alla bellezza quanto alla bruttezza del mondo.

Visitare questa mostra vale più di un milione di notizie riportate dal TG e giornali di parte. Le foto non mentono, non sono di parte, le foto dicono la verità…ecco perché amo così tanto la fotografia.

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Dopo anni, stamattina ho visitato il cimitero di Bari.  Non è una cosa che faccio spesso perchè i miei nonni e mio zio non sono lì ma li sento dentro di me e accanto a me sempre. Tuttavia a volte si ha questa esigenza di tangibilità, di toccare una foto su una lapide, di lasciare un fiore.

Da bambina avevo paura del cimitero, oggi non più. La visita di questi luoghi porta a profonde riflessioni sulla vita vissuta, su quella da vivere, sulla storia della propria famiglia, su valori che oggi si cercano con il lanternino e, poche volte, si trovano.

Ci si perde fra le lapidi, quelle antiche, foto sbiadite, talvolta senza nome, solo una frase. E poi ci sono le tombe dei giovani, dei bambini…palloncini e peluche, parenti seduti accanto su una sedia apri e chiudi come se fosse una scampagnata.

L’umano e il divino mescolano le loro carte nelle cappelle e nei campi di sepoltura, la morte e la vita si rincorrono in una gara senza vincitori nè vinti.

Difronte alla tomba dei nonni mi sono arrabbiata, non ho riconosciuto la distribuzione delle lapidi, c’era qualcosa di diverso che mi ha convinto che il nonno fosse stato spostato.  Ma anche se fosse cosa cambia?  E’ assurdo e inspiegabile ma c’è un senso di appartenenza che viene fuori in certe circostanze, sono i resti mortali di mio nonno, ci appartengono e non devono essere spostati senza il permesso!

Sorrido e penso al mio fastidio di stamattina e a quanto mi sia data da fare poi per cercare mio zio che non trovavo; ho chiesto informazioni, sono andata da una cappella all’altra e poi, trovatolo, mi sono resa conto di aver  finito i fiori e mi sono dispiaciuta.

Le visite al cimitero diventano avventuriere riflessioni sull’esistenza che poi terminano in realtà con un sorriso, perchè i ricordi belli lasciatici da coloro che ormai sono nella luce sono più forti del dispiacere e del dolore. Certo non subito, ci vuole tempo e tanta consapevolezza. Nessuno è eterno.

Mio padre ha voluto visitare la tomba di un suo amico vescovo, sepolto in una zona appartenente alla diocesi. Una zona chiusa da una cancellata bassa. Le tombe si vedevano ma sembrava non si potesse entrare. Ho trovato il modo manovrando con il cancello, volevo che mio padre entrasse e che avesse il piacere di un fiore lasciato da parte nostra. Sulla tomba di questo vescovo c’era scritto qualcosa del tipo:”Quello che ho donato lo porto con me”.

Il dono ci arricchisce, non ci manchi mai la gratitudine per ciò che riceviamo ma anche per ciò che abbiamo avuto il coraggio di donare.

 

 

Blog, Spiritualità

Beato il politico che ha un’alta consapevolezza e una profonda coscienza del suo ruolo.

Beato il politico la cui persona rispecchia la credibilità.

Beato il politico che lavora per il bene comune e non per il proprio interesse.

Beato il politico che si mantiene fedelmente coerente.

Beato il politico che realizza l’unità.

Beato il politico che è impegnato nella realizzazione di un cambiamento radicale.

Beato il politico che sa ascoltare.

Beato il politico che non ha paura.

Cardinale vietnamita François-Xavier Nguyễn Vãn Thuận

“La buona politica è al servizio della pace”. Dal discorso di Papa Francesco per la 52esima Giornata della Pace celebrata il 1° gennaio 2019.

Blog, Letteratura

“Essendo mortale”, dichiarò, “io invecchio. È una delle condizioni della vita in questa dimensione che l’esistenza debba avere un inizio e una fine. Le membra perdono agilità, i muscoli diventano più fibrosi, le ossa si calcificano, lo spirito manca di freschezza, la capacità di meravigliarsi è sempre meno frequente. E tuttavia, ogni volta che ricomincio a scrivere, Io cammino come prima, come Dio nel Paradiso Terrestre, nell’ora più fresca del giorno”. Da Nina di Robert Nathan.
Illustrazione di Pete Revonkorpi “The writer and the reader”

Blog, Letteratura

“I suoi occhi grigi, sforzati dal sole guardavano dritto davanti, ma lei aveva intenzionalmente cambiato di direzione al nostro rapporto, e per un momento pensai di amarla .

Ma io penso con lentezza e sono colmo di regole interiori che agiscono come un freno sui miei desideri, e sapevo che prima dovevo sbarazzarmi definitivamente di quell’impiccio che mi ero lasciato dietro.”

Ancora non riesco a farmi una opinione di questo libro, mi aspettavo di più…mi ha preso solo a metà lettura…vedremo come finisce. Il film non l’ho visto ma sarà chiaramente la tappa successiva!

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Nella vita ci sono cose che rimangono latenti per anni, come annoiate dalla quotidianità o semplicemente in attesa di un bacio speciale che vada a risvegliarle. Così incontri persone, luoghi, situazioni e il tempo passa inesorabile ma anche lui annoiato. Poi succede, quel bacio arriva e sai che non si torna più indietro perché l’andare avanti ti sembra troppo bello. Sono stanca e priva di energie ma il cuore batte così forte che non faccio in tempo a recuperarle che subito vengono utilizzate….è un’evidente anno di cambiamento! Sensazione che auguro a tutti! Chi vuole esserci è il benvenuto, per chi vuole andare, buon viaggio! Io porto con me libertà, veritá e poesia, questo il mio fagotto! Buona giornata anime assonnate!

Un mio scatto dell’Alba a Marotta (PU).

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Blog, Senza categoria

Ci sono giorni in cui penso che la felicità si divida in due grandi categorie: quella che fa rumore, come i nipotini che scorrazzano in casa, le onde del mare, la neve che cricchia sotto gli scarponi; e quella che produce silenzio.
In questa particolare categoria rientrano i cieli azzurri, la luce dei pomeriggi d’inverno e la polvere di caffè. Ora, sono molte le persone che hanno parlato del caffè, tra questi il più poetico mi è sempre parso il Pasquale Lojacono di Eduardo De Filippo con il suo monologo del caffè, chiuso da quel “vedete quanto poco ci vuole per far felice un uomo” che sigilla mirabilmente tutto il significato di una tazzina di caffè. Ma il prodotto finito (la tazzina di caffè) è frutto di due momenti importantissimi: la caffettiera sul fuoco – che da sola basta “a riempire una stanza”, secondo un altro illustre scrittore napoletano – preceduta a sua volta dal movimento della polvere. Ecco, questa polvere scura, oltre a possedere tutte le qualità organolettiche della bevanda che tutti conosciamo, ha la capacità – davvero singolare al giorno d’oggi – di essere completamente, assolutamente, incontestabilmente silenziosa.
Si può maneggiare, travasare, toccare, miscelare, annusare perfino far cadere senza che lei emetta un singolo suono. Possiede la stessa magia della neve, quando scende placida sui paesini di montagna nelle sere d’inverno, ma – contrariamente al glauco fenomeno meteorologico – questa magia può ripetersi ogni giorno e in qualsiasi momento: basta avere una casa silenziosa e il momento per un caffè.

Davide Falco

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Blog, Poesia

Guarda, non chiedo molto,
solamente la tua mano, tenerla
come una piccola rana che così dorme contenta.
Io ho bisogno di questa porta che aprivi
perché vi entrassi, nel tuo mondo, questo pezzetto
di zucchero verde, di tonda allegria.
Non mi presti la mano questa notte
di fine d’anno, di civette rauche?
Tu, per ragioni tecniche, non puoi. Allora
io la tesso nell’aria, ordendo ogni dito,
e la pesca setosa della palma
e il dorso, questo paese d’alberi azzurri.
Così la prendo così la sostengo, come
se da ciò dipendesse
moltissimo del mondo.
il succedersi delle stagioni,
il canto dei galli, l’amore degli uomini.

Julio Cortazar

Grazie a Miche Galletti per questa condivisione.

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Quest’anno profuma di buono, non so perchè ma è quello che sento e, in genere, il mio intuito sbaglia poche volte.

Augurandovi un 2018 produttivo sotto tutti i punti di vista, condivido le splendide parole augurali di Papa Francesco. Ricordatevi di essere felici!

“Mi piacerebbe che ricordassi che essere felice , non è avere un cielo senza tempeste, una strada senza incidenti stradali, lavoro senza fatica, relazioni senza delusioni.

Essere felici è trovare forza nel perdono, speranza nelle battaglie, sicurezza sul palcoscenico della paura, amore nei disaccordi.

Essere felici non è solo apprezzare il sorriso, ma anche riflettere sulla tristezza. Non è solo celebrare i successi, ma apprendere lezioni dai fallimenti. Non è solo sentirsi allegri con gli applausi, ma essere allegri nell’anonimato.

Essere felici è riconoscere che vale la pena vivere la vita, nonostante tutte le sfide, incomprensioni e periodi di crisi.

Essere felici non è una fatalità del destino, ma una conquista per coloro che sono in grado viaggiare dentro il proprio essere.

Essere felici è smettere di sentirsi vittima dei problemi e diventare attore della propria storia.È attraversare deserti fuori di sé, ma essere in grado di trovare un’oasi nei recessi della nostra anima.
È ringraziare Dio ogni mattina per il miracolo della vita.

Essere felici non è avere paura dei propri sentimenti.
È saper parlare di sé.
È aver coraggio per ascoltare un “No”.
È sentirsi sicuri nel ricevere una critica, anche se ingiusta.
È baciare i figli, coccolare i genitori, vivere momenti poetici con gli amici, anche se ci feriscono.

Essere felici è lasciar vivere la creatura che vive in ognuno di noi, libera, gioiosa e semplice.
È aver la maturità per poter dire: “Mi sono sbagliato”.
È avere il coraggio di dire: “Perdonami”.
È avere la sensibilità per esprimere: “Ho bisogno di te”.
È avere la capacità di dire: “Ti amo”.
Che la tua vita diventi un giardino di opportunità per essere felice …

Che nelle tue primavere sii amante della gioia.
Che nei tuoi inverni sii amico della saggezza.
E che quando sbagli strada, inizi tutto daccapo.
Poiché così sarai più appassionato per la vita.

E scoprirai che essere felice non è avere una vita perfetta.Ma usare le lacrime per irrigare la tolleranza.
Utilizzare le perdite per affinare la pazienza.
Utilizzare gli errori per scolpire la serenità.
Utilizzare il dolore per lapidare il piacere.
Utilizzare gli ostacoli per aprire le finestre dell’intelligenza.
Non mollare mai ….
Non rinunciare mai alle persone che ami.
Non rinunciare mai alla felicità, poiché la vita è uno spettacolo incredibile!”

Papa Francesco

2018

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L’odore dell’Autunno, quello che si sentiva già mentre l’ascensore saliva verso il 4°piano, poi si apriva la porta di casa e quel profumo meraviglioso l’avvolgeva tutta. Correva così la bambina verso la cucina e trovava il suo super nonno in piedi ai fornelli, completamente preso dalla cottura delle castagne. Era un’arte, bisognava girarle e rigirale e stare attenti che non si bruciassero. Poi a tavola, dopo aver finito tutta la pasta e aver bevuto un bicchiere di vino, annacquato per la bambina, giungeva il momento tanto atteso. Scottavano ancora, saltavano tra le mani, Che divertimento, che sapore e poi alla fine…”Nonno tutte le mani spocche!”. Quelle piccole mani nere, oggi più affusolate, più grandi ma identiche alle tue e che, la bambina oggi diventata donna, continua a guardarsi divertita mentre diventano nere.

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