Blog, Poesia

“Le donne fanno spesso l’errore di perdersi.
Si perdono in amori sbagliati,
in storie che le consumano,
in amicizie deludenti,
in giornate tristi.
A volte, le donne si consumano.
E un poco alla volta smettono di sorridere,
di ballare, di meravigliarsi.
E poi fanno l’errore più grande.
Si dimenticano chi sono e come lo sono diventate.
Dimenticano di essere speciali. E rare.
Poi, però, ed è questa la bellezza delle donne,
arriva un giorno in cui stravolgono tutto,
e dicono “no, così non va”.
E riaprono gli occhi.
E in quel momento,
guardandosi allo specchio,
si ritrovano.
In uno sguardo nuovo.
In una pettinatura insolita.
In una sfrontatezza improvvisa.
Si riscoprono uguali, ma diverse.
Più forti. Più vive.
Ed è bellissimo
quando una donna si innamora
di sé stessa”

(Riccardo Bertoldi)

Foto di Paul Wolff

Blog, Letteratura

Colette era sdraiata sul lettino in terrazza. Sorseggiava un tè freddo con un sorso di brandy.
Il sole era alto e l’estate bussava alla porta, riflettendosi sulle colline intorno e tuffandosi nel mare. Il vicinato era assopito e la musica scorreva placida e avvolgente.

Fino all’indomani nessuno l’avrebbe disturbata. La famiglia era fuori dal mattino, avrebbero cenato al ristorante e l’argenteria poteva aspettare il calar del sole. Erano buoni con lei, sempre grati per il suo lavoro e le sue attenzioni. Colette era fatta così, aiutava e ascoltava.

Le piacevano le persone. Le piaceva guardarsi intorno.
Nella villa accanto i ragazzi leggevano sull’amaca. Tom Saywer era il loro personaggio preferito. Di fronte i signori Nelson erano in videochiamata con il nipotino. Da quando erano diventati nonni non avevano occhi e orecchi che per lui. Ah poi c’era lei, la signorina Penelope, bella come Audrey Hepburn ai tempi di
Colazione da Tiffany, tutto il terrazzo era color tiffany in effetti. Tanti corteggiatori si sedevano su quelle poltrone, ben pochi entravano in camera da letto.

Driiiiin. Colette saltò dal lettino e si precipitò a rispondere al telefono di casa. “Colette, c’è stato un cambio di programma, ceniamo a casa stasera. Riesci a prepararci una cena light? Nulla di impegnativo. Salmone marinato. Salsa rosa. Crostini. Una bella macedonia. Se trovi la panna sarebbe perfetto! Hai finito con l’argento?”. Colette sospirò e pensò ad alta voce:”In un’altra vita voglio rinascere Penelope”. “Come? Non ho capito”, disse la voce dall’altro capo del telefono. “Mi scusi signora, la linea è disturbata, l’argento splende come il sole nel cielo. A stasera”.

Colette indossò il pareo e cominciò a pulire l’argento. Ripensando alla telefonata rise di gusto.

Immagine: La stanza rossa di Henri Matisse

Lab di scrittura riSTORYanti tenuto da Antonella Petrera a cura di Colori Vvaci

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Fuggì da quella casa in fretta e furia senza prendere altro se non il trasportino con la sua amata Briscola. Una gattina siamese che Mary aveva salvato dalla strada e di cui ora non poteva fare più a meno.

Scappò a perdifiato da quell’uomo crudele che aveva distrutto ogni virgola della sua autostima.
Dopo un’oretta Mary fermò stremata la macchina, più per l’agitazione che per la strada percorsa.

C’era un piccolo ristorantino, alla buona, una palafitta sul mare che profumava di cibo confortevole e di sogni infranti. Ebbe fame.
Entrò e fece un timido cenno a Briscola che sonnecchiava nel trasportino. La donna che l’accolse le strizzò l’occhio e le indicò un bel tavolino con vista mare.

Mary, ancora spaventata dall’ultima sfuriata con “il mostro”, come ormai lo chiamava nei suoi pensieri, si sedette e finalmente cedette ad un pianto liberatorio.

La padrona del locale, Olga, si avvicinò e le porse un fazzoletto ricamato, al tatto era morbidissimo e delicato, e con stupore di Mary riportava le iniziali del suo nome e cognome Mary Thompson.
Rimase interdetta ma si sentì improvvisamente serena e al sicuro. Guardò a lungo il mare e poi avvertì Briscola lamentarsi.

Il locale era vuoto e la fece uscire dal trasportino. La micia saltò sulla ringhiera e la guardava con i suoi occhietti indagatori. Li spostava da Mary al mare e viceversa.
Sembrava in pace anche lei.
Olga portò il piatto del giorno, un buon vino rosso e una ciotola di croccantini per Briscola.

Mentre tornava in cucina le sembrò nitidamente di sentire una voce: ”Forza ragazza, il peggio è passato, ora muoviamoci, compriamo dei vestiti nuovi e un collarino prezioso per me e via alla conquista del mondo”.
Olga si girò di scatto ma Mary e Briscola si godevano il loro meritato pranzo, in silenzio.

Lab di scrittura riSTORYanti tenuto da Antonella Petrera a cura di Colori Vivaci

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Era lì, fuori dalla Chiesa, con due calici e la bottiglia del mio vino rosso preferito.
Avevo ancora la candela della Candelora accesa e due lacrime si fecero strada sul mio viso. Non so perché.

La cerimonia della luce mi aveva commossa o era stata quella sorpresa a farlo?
Ho letto da qualche parte che bisognerebbe meravigliarsi più volte nell’arco di una giornata.
Sarebbe bello riuscirci, pensai.

Quel giorno però fu stranamente facile farsi avvolgere dalla fiamma e subito dopo dall’abbraccio del vino, versato lì, su due piedi.
Un aperitivo improvvisato a lume di candela nel parcheggio.

La gente ci guardava strano ma non mi interessava.
I miei occhi dondolavano curiosi tra il rosso smeraldo del vino e l’azzurro cielo del suo sguardo.

E quei calici poi. Dove mai poteva averli trovati?
Non feci domande. Alla fine quale importanza potevano avere certi dettagli.

Tutto intorno a me cominció a danzare. Effetto del vino? No.
Mi prese tra le braccia e iniziammo davvero a ballare, proprio lì.

Sul muretto la bottiglia di vino, ormai mezza vuota, e i calici se la ridevano ammiccanti. Giuro che li ho visti darsi delle gomitate reciproche!
Erano i nostri unici spettatori.

Mi sembrava tanto di essere Belle. Quello che non sapevo in quel momento è che stavo davvero ballando con la Bestia.

Dipinto di Loui Jover.

Lab di scrittura RistorIANTI a cura di Colori Vivaci tenuto da Antonella Petrera.

Blog, Letteratura

Era seduto al suo solito tavolo, quello affacciato sul corso principale.
Gli piaceva guardare fuori e farsi ammirare.

La nuova cameriera era incuriosita da quella presenza costante, dai libri, dai quaderni scritti fitto fitto e dagli occhi azzurri che le si piantavano nel cuore tutte le volte che l’uomo ordinava il caffè.

“Eccolo, anche oggi è lì”, pensava mentre sfaccendava al bar.
“Scrive su un quaderno color amaranto con una penna che sicuramente costa un occhio della testa. Eppure non sembra ricco. Sarà uno scrittore? Forse un regista? Legge sempre libri sul teatro.”

“Signorina che fa dorme? Questo caffè me lo prepara o no?”.
La cameriera si destò dal suo romanzetto personale e si affrettò con l’ordinazione.
Liquidato lo scocciatore continuò a scrivere i suoi pensieri.

“Sta parlando al telefono, mi sembra alterato, quasi quasi vado a pulire il tavolo lì vicino”.
Si avvicina e porge l’orecchio.
“Deve essere una donna, la sua? No, forse l’amante. Le sta propinando un mucchio di scuse. Caspita mi sta guardando, che figura!”

L’uomo chiede gentilmente un caffè.
“Questi sì che sono modi eleganti non come quello di prima!”
Sorrisi di intesa e il caffè arriva in un baleno sotto gli occhi dello scocciatore che era ancora lì a gustarsi il suo caffè ritardatario.

“Continua a parlare, forse l’ha liquidata finalmente. Sbuffa. Prende la tazza. No, non la prende, l’accarezza dolcemente come fosse il viso di una donna, la gira verso di sé e la porta alla bocca. Che tazza fortunata!”

L’uomo raccoglie le sue cose e passa dal bancone per pagare. Poi esce.
La cameriera si accorge che il quaderno amaranto è rimasto sul tavolo. Furtiva lo raccoglie e lo nasconde nella borsa.
“Domani glielo restituisco ma intanto passerò la notte con lui”.

Lab di scrittura riSTORYanti a cura di Colori Vivaci – tenuto da Antonella Petrera

Blog, Poesia

Non c’è viaggio senza gratitudine.
Gratitudine per le partenze e per i ritorni.
Gratitudine verso chi lasci e verso chi trovi.
Gratitudine per l’aria che respiri.
Gratitudine per i battiti del cuore.
Gratitudine per le emozioni provate.
Gratitudine per gli abbracci dati e ricevuti.
Gratitudine per la meraviglia negli occhi.
Non c’è viaggio senza gratitudine.

Foto della stazione centrale di Bari. Mia naturalmente.

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Leila si sedette ad un tavolo e cominciò a sfogliare il menu alla ricerca del dessert. Eccolo: torta al cioccolato. Era il suo preferito. Quello di Paul.

Era tornata dopo molti anni a Parigi e quella mattina si era decisa di andare a Montmartre per pranzare nel bistrot in cui, anni prima, aveva conosciuto uno dei grandi amori della sua vita.

Non lo era più da tempo ormai e ci erano volute molte ore di psicanalisi per sciogliere i nodi irrisolti di quella relazione con un narcisista egocentrico.

Ora era più serena e desiderava tanto tornare a Parigi, città che amava molto, soprattutto in Primavera, quando i tulipani colorano gli Champs Elysee.

Nulla era cambiato, persino le tazze a fiorellini erano le stesse, nel vaso al centro del tavolo i tulipani gialli, le tovaglie color crema ricamate sulle punte.
Dall’esterno un contrabassista bislacco suonava Let it be.

Mentre Leila si godeva l’atmosfera bohemien che la circondava, un lieve cigolio si trasformò in un fragrore assordante.

La donna saltò dalla sedia. Alle sue spalle era caduto uno specchio vintage.

Il cameriere si precipitò da lei per vedere se si era fatta male. “Pardon pardon” non faceva che dire concitato.
Leila si guardò intorno, era stato solo un grande spavento ma era tutto ok.

Lo specchio, nella sua folle corsa verso il pavimento, si era trascinato assieme la borsa che Leila aveva appeso allo schienale della sedia.

Nel raccoglierla la donna scorse un volto nei cocci.
Smarrita, osservò meglio l’immagine nei frammenti, sempre la stessa.
Era Paul che la guardava in quel modo in cui tante volte l’aveva fatta sentire la più bella del mondo.

Leila si alzò di scatto, afferrò la borsa e corse via, trascinando con sé tavolino, tovaglia ricamata e anche la torta al cioccolato appena arrivata.

Uscì dal locale e corse a più non posso, senza badare a cosa o chi si poneva sulla sua strada.
Si rifugiò in un giardino e si buttò nel prato ancora tremante, aprì la borsa e tirò fuori il telefono.

Fece il numero e subito una voce rispose dall’altro lato:”Pronto?”.
Sebbene respirasse a fatica la donna riuscì a dire:”dottore sono Leila, accenda ZOOM, le devo parlare urgentemente!”

Lab di scrittura riSTORYanti a cura di Colori Vivaci – tenuto da Antonella Petrera.

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Martin era seduto nel suo angolo preferito. Sul tavolo alcuni libri e il giornale.

Era una di quelle caffetterie in cui nessuno avrebbe disturbato il suo vicino con chiacchiere futili e tutti avrebbero dispensato sorrisi cordiali e buongiorno gentili.

Intorno a lui poche persone, intente a leggere, tra un caffè e un biscotto al cioccolato, il più buono della città. Martin notò un ragazzino, dieci anni al massimo, tutto preso dal suo giornale.

Un’immagine fuori dal tempo. Incuriosito e senza farsi notare fece finta di avvicinarsi al bancone per prendere un altro biscotto e sbirció sul tavolo.

Era la Gazzetta dello Sport ma non erano notizie sul calcio, come ci si poteva aspettare, bensì sul nuoto.
Martin allora prese davvero il biscotto e, con discrezione, si piegò sul tavolo e chiese al ragazzino se gli piaceva nuotare.
Due grandi occhi azzurri si sgranarono su di lui tra lo stupito e il diffidente.

La riserva fu presto sciolta e il ragazzino raccontò a Martin che lui adorava nuotare ma che soprattutto gli piaceva guardare i tuffi. Poi gli disse che anche gli altri sport lo divertivano molto, tranne il calcio che lo annoiava a morte.

Martin gli porse il biscotto al cioccolato e il ragazzino sorrise, gustando quella ghiottoneria con gli occhi.
Dopo i ringraziamenti di rito entrambi tornarono alle loro letture. Tuttavia Martin non riusciva a smettere di guardare la scena da lontano, era come incantato.

Aveva sempre desiderato un figlio ma la vita non glielo aveva concesso.
“Se fossi nato ti avrei voluto esattamente così” pensó sorridendo.

Lab di scrittura riSTORYanti a cura di Colori Vivaci – tenuto da Antonella Petrera.

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Il 2021 é dedicato a San Giuseppe nel 150esimo (8 dicembre 1970) anniversario della sua proclamazione a Patrono della Chiesa Universale ad opera di Papa Pio IX.

I Vangeli ufficiali raccontano poco di lui ma c’è tutta un bibliografia apocrifa che racconta di questo grande santo. Il suo transito è celebrato ufficialmente nella tradizione cattolica copta.

È una bella lettura generale e poi il Cardinale Ravasi si fa leggere e ascoltare bene anche dal vivo. Due anni fa ho seguito una sua conferenza al Politecnico.

Blog, Poesia

Rumori informi,
acquerelli senza contorni
su tela nera.
Il pennello per terra senza vita.

Mi giro e mi rigiro
sul cuscino sgualcito,
le lenzuola calde ad avvolgermi.

Un respiro. Un attimo. Un ricordo.

È domenica.

Sei lì. Nudo. Dormi.
Profumi di buono.
Sorridi.

“Sei un grillo”. Dirai.
Mi riaddormento ridendo.