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“Non abbiate paura anche perché essa, molto spesso, diventa proiettiva, capace di mostrarci ciò che non esiste, nemici che non ci sono, difficoltà inesistenti. È così che fa la paura, prima ti paralizza, quindi blocca il tuo cammino, il tuo percorso di vita e di fede, e poi proietta dei film, raccontandoti per esempio di un padre severo ed esigente che non è il Padre di Gesù; e facendoti sospettare di essere in terra nemica quando invece non esiste l’ombra di un pericolo. La paura è capace di farti vedere ciò che non c’è, ecco perché Gesù ci esorta non temere. La paura spesso ci fa compiere scelte assurde, capaci poi di minacciare le nostre relazioni.”

Alex Zappalà

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“Similmente, come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.” (Lettera di san Paolo apostolo ai Romani 5,19).

 

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Spiritualità

“Voi siete il sale, voi siete la luce della terra”. Il vangelo è sale e luce, è come un istinto di vita che penetra nelle cose, si oppone al loro degrado e le fa durare. È come un istinto di bellezza, che si posa sulla superficie delle cose, come fa la luce, le accarezza, non fa rumore, non fa violenza mai, ne fa invece emergere forme, colori, armonie e legami, il più bello che c’è in loro. Così il discepolo-luce è uno che ogni giorno accarezza la vita e ne rivela il bello, uno dai cui occhi emana il rispetto amoroso per ogni vivente.Voi siete il sale, voi avete il compito di preservare ciò che nel mondo vale e merita di durare, di opporvi ai corruttori, di dare sapore, di far gustare il buono della vita.Voi siete la luce del mondo. Una affermazione che ci sorprende, che Dio sia luce lo crediamo; ma credere che anche l’uomo sia luce, che lo sia anch’io e anche tu, con i nostri limiti e le nostre ombre, questo è sorprendente. E lo siamo già adesso, se respiriamo vangelo. La luce è il dono naturale di chi ha respirato Dio.Quando tu segui come unica regola di vita l’amore, allora sei luce e sale per chi ti incontra. Quando due sulla terra si amano, diventano luce nel buio, lampada ai passi di molti, piacere di vivere e di credere. In ogni casa dove ci si vuol bene, viene sparso il sale che dà sapore buono alla vita.
Chi vive secondo il vangelo è una manciata di luce gettata in faccia al mondo (Luigi Verdi). E non facendo il maestro o il giudice, ma con le opere: risplenda la vostra luce nelle vostre opere buone.Sono opere di luce i gesti dei poveri, di chi ha un cuore bambino, degli affamati di giustizia, dei mai arresi cercatori di pace, i gesti delle beatitudini, che si oppongono a ciò che corrompe il cammino del mondo: violenza e denaro. La luce non illumina se stessa, il sale non serve a se stesso. Così ogni credente deve ripetere la prima lezione delle cose: a partire da me, ma non per me. Una religione che serva solo a salvarsi l’anima non è quella del vangelo.Ma se il sale perde sapore, se la luce è messa sotto a un tavolo, a che cosa servono? A nulla. Così noi, se perdiamo il vangelo, se smussiamo la Parola e la riduciamo a uno zuccherino, se abbiamo occhi senza luce e parole senza bruciore di sale, allora corriamo il rischio mortale dell’insignificanza, di non significare più nulla per nessuno.L’umiltà della luce e del sale: perdersi dentro le cose. Come suggerisce il profeta Isaia: Illumina altri e ti illuminerai, guarisci altri e guarirai (Isaia 58,8). Non restare curvo sulle tue storie e sulle tue sconfitte, ma occupati della terra, della città. Chi guarda solo a se stesso non si illumina mai.

Commento al Vangelo di domenica 5 febbraio 2017

Padre Ermes Ronchi

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Ecco l’Agnello che toglie il peccato del mondo. Non i <<peccati>>, al plurale, ma il peccato al singolare; non i singoli atti sbagliati che continueranno a ferirci, ma una condizione, una struttura profonda della cultura umana, fatta di violenza e di accecamento, una logica distruttiva, di morte. In una parola, il disamore che ci minaccia tutti, che è assenza di amore, incapacità di amare bene, chiusure, fratture, vita spente. Gesù, che sapeva amare come nessuno, è il guaritore del disamore. Egli conclude la parabola del Buon Samaritano con parole di luce: fai questo e avrai la vita. Vuoi vivere davvero? Produci amore. Immettilo nel mondo, fallo scorrere…e diventerai anche tu un guaritore del disamore.

Ermes Ronchi

Dal Foglio di Santa Fara del 15 Gennaio 2017.

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Spiritualità

Come sono belli sui monti
i piedi del messaggero di lieti annunzi
che annunzia la pace,
messaggero di bene che annunzia la salvezza,
che dice a Sion: «Regna il tuo Dio».

Senti? Le tue sentinelle alzano la voce,
insieme gridano di gioia,
poiché vedono con gli occhi
il ritorno del Signore in Sion.

Prorompete insieme in canti di gioia,
rovine di Gerusalemme,
perché il Signore ha consolato il suo popolo,
ha riscattato Gerusalemme.

Il Signore ha snudato il suo santo braccio
davanti a tutti i popoli;
tutti i confini della terra vedranno
la salvezza del nostro Dio.

(Is 52, 7-10)

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“Tacitamente nevica sui rami, sui campi muti; e tutto imbianca un gelo, tutto agghiaccia un oblio. Par che dal cielo piova silenzio, e pare un sogno il mondo. (Giovanni Marradi)

“Egli sparge la neve come uccelli che discendono, come locusta che si posa è la sua caduta. L’occhio ammira la bellezza del suo candore e il cuore stupisce al vederla fioccare”. Quasi con gli occhi stupiti di un bimbo, il Siracide (43,17-18), sapiente biblico del II secolo a.C., con queste parole contemplava una nevicata su Gerusalemme e sul deserto di Giuda. Con gli stessi occhi noi tutti da bambini stavamo col naso incollato alla finestra assistendo al distendersi di questo manto candido sul creato. E con la stessa intensità anche i versi di Giovanni Marradi (1860 1922), poeta livornese, riproducono davanti ai nostri occhi un’esperienza che in varie aree del nostro paese si sta ora ripetendo. E’ soprattutto un’esperienza di silenzio: la neve non ha il fragore del temporale o il picchiettare della pioggia battente, è tacita e genera attorno a sè un alone di quiete, anche perché le auto non possono più sfrecciare e i rumori si attutiscono.

“Non uscire di casa. Resta al tuo tavolo e ascolta. Non ascoltare nemmeno, aspetta soltanto. Non aspettare nemmeno, sii assoluto silenzio e solitudine.” Era il grande Kafka a lanciare questo appello che facciamo nostro. La neve è un segno di candore; il bianco è come il silenzio perché nulla vi è scritto; eppure sappiamo che è la sintesi di tutti i colori. Riflettere, meditare, contemplare sono atti silenziosi che si aprono però sulle parole più importanti, sulle azioni decisive, sul mistero che è in noi e che oltre noi.

Dal Foglio Santa Fara del 8 Gennaio 2017.

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Mi piace l’idea di augurarvi Buon Anno a partire da queste parole di Papa Francesco.

La tenerezza possa in questo 2017 renderci docili, renderci amorevoli. Possa aiutarci a instaurare rapporti autentici, fatti non di apparenza ed egoismo ma di abbandono consapevole all’altro.

Auguri a tutti!

Dall’Amoris Laeititia  di Papa Francesco.

Nell’orizzonte dell’amore, essenziale nell’esperienza cristiana del matrimonio e della famiglia, risalta anche un’altra virtù, piuttosto ignorata in questi tempi di relazioni frenetiche e superficiali: la tenerezza.

Ricorriamo al dolce e intenso Salmo 131. Come si riscontra anche in altri testi, l’unione tra il fedele e il suo Signore si esprime con tratti dell’amore paterno e materno. Qui appare la delicata e tenera intimità che esiste tra la madre e il suo bambino, un neonato che dorme in braccio a sua madre, dopo essere stato allattato. Si tratta – come indica la parola ebraica gamul – di un bambino già svezzato, che si afferra coscientemente alla madre che lo porta al suo petto. E’ dunque un’intimità consapevole e non meramente biologica. Perciò il salmista canta:”Io resto quieto e sereno: come un bimbo svezzato in braccio a sua madre”.

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Gioia Albano, artista che dipinge la maternità.
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“Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie. Della fatica delle tue mani ti nutrirai, sarai felice e avrai ogni bene. La tua sposa come vite feconda nell’intimità della tua casa; i tuoi figli come virgulti d’ulivo intorno alla tua mensa. Ecco com’è benedetto l’uomo che teme il Signore. Ti benedica il Signore da Sion. Possa tu vedere il bene di Gerusalemme tutti i giorni della tua vita! Possa tu vedere i figli dei tuoi figli! Pace su Israele! (Salmo 128,1-6)

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Ho sentito parlare per la prima volta di Gianna Jessen leggendo il libro Bianco Sangue di Paolo Cilfone, uscito ad agosto, in cui si parla dell’interruzione di gravidanza in termini molto vicini, se non uguali a quelli che Papa Francesco ha utilizzato in questi giorni, ossia in termini di Misericordia…nella vita le cose non succedono mai per caso. Questo libro, che poi è un copione teatrale, è stato donato ai lettori in un momento in cui forse, davvero fino in fondo, si possono comprendere queste parole:

“L’aborto è un gesto non un interruzione.
Chi nasce non muore.
L’aborto non avrà la sua vittoria”.

Nei prossimi mesi, assieme a Paolo Cilfone, mi adopererò affinchè questo messaggio passi con i nostri umili mezzi, la comunicazione, i reading teatrali e lo spettacolo teatrale completo. L’anno della Misericordia è terminato ma ha dato a tutti noi la possibilità di imparare qualcosa da mettere in pratica ogni giorno nella nostra VITA, quella VITA che noi possiamo vivere, che la Jessen riesce a vivere nonostante tutto.

Intanto vi invito a leggere questo link per conoscere qualcosa in più della Jessen che ha iniziato un tour italiano per raccontare la sua toccante storia:

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-miracolo-gianna-jessen-sopravvissuta-allaborto-18193.htm

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Uomo e natura posso sprigionare tutto il loro potenziale distruttivo, eppure non possono nulla contro l’amore.Davanti alla tenerezza di Dio sono impotenti.Nel caos della storia, il suo sguardo è fisso su di me. Lui è il custode innamorato di ogni mio piccolo frammento.

Ermes Ronchi

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