“Il mare ti si spalanca davanti senza che sia possibile aggrapparti a nessuna Riva, Ci vuole un certo coraggio per dire Ok, adesso parto, mi butto in questo aperto.”
Dopo un viaggio nella parte più a Est dell’Italia, Trieste e Gorizia, e della Croazia mi sono appassionata alle storie di confine e ho cominciato a cercarne in libreria. Alma è una di queste.
Il libro di Federica Manzon è strutturato in digressioni su due epoche storiche importanti per la storia della ex-Jugoslavia, una è quella di Tito e l’altra, più recente, che io tra l’altro ricordo, è quella della guerra nei Balcani che ha portato, almeno in parte, alla divisione del territorio che oggi conosciamo. Fu una guerra sanguinaria e violenta, sopratutto verso i civili, le donne in particolar modo.
Alma è una giornalista dei nostri giorni che si trova a 53 anni ad essere invogliata, dal proprio direttore, ad andare in Ucraina, come reporter di guerra, semplicemente perché lei viene da Est, da luoghi in cui la guerra ha determinato cambiamenti importanti. Questa richiesta si trasformerà poi in una catarsi.
Alma nasce a Trieste, luogo di confine per eccellenza, una città meravigliosa che, storicamente, è stata approdo di culture diverse che tutt’oggi convivono assieme.
Alma viene educata nella libertà da una madre, figlia del rigore asburgico, che per dispetto sposa un serbo, uomo sempre in fuga, sempre alla ricerca di qualcosa che non è nella penisola ma “di là”, dove spesso scompare per ritornare portando, come souvenir, i suoi grandi e affascinanti racconti e dove, talvolta, conduce la figlioletta incantata da questa figura paterna. Era un collaboratore di Tito, gli scriveva i discorsi.
Con il tempo la situazione politica della ex-Jugoslavia si complica sempre di più fino ad arrivare alla guerra dei Balcani.
La guerra è uno spettro che si infiltra in tutte le storie personali dei personaggi, in particolare in quella di Alma e di Vili, originario di Belgrado, nascosto in Italia a casa di Alma, affidato a suo padre dai genitori, intellettuali serbi.
I due ragazzi crescono insieme in questo clima di instabilità geopolitica e familiare. Con un piede in Italia e uno “di là”.
La storia è scritta in modo scorrevole e leggera ma si sentono, oltre l’inevitabile dolore della guerra, anche questo senso di non appartenza ad un luogo preciso.
Nello scorrere delle vicende il senso del radicamento è fuggito e cercato allo stesso tempo, il passato è un peso di cui liberarsi per poter camminare più leggeri ma un passato non elaborato rimane ugualmente una zavorra.
Si potrebbe scrivere molto altro ma mi fermo qui, troppi spoiler tolgono poi la curiosità di leggere e l’obiettivo di questi post è più che altro quello di incuriosire e non di recensire.
Alma della Manzon offre molti spunti di riflessione su tante tematiche ma il confine e la guerra sono quelli che mi hanno più coinvolta e turbata al tempo stesso.
Dimenticavo…il mare è spettatore silenzioso di tutta la storia, colui che accoglie il divertimento e tiene a bada l’ansia e il dolore.
Penso sia davvero un bel libro.










