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Finalmente sono riuscita a vedere su Rai Play il film Perfect Days di cui tanto si è perlato lo scorso anno e che ha avuto riconoscimenti importanti. Ebbene, è incantevole. Dura quasi due ore e non pensavo di riuscire a guardarlo tutto ma mi sbagliavo, mi ha preso nel suo abbraccio e non mi ha lasciato fino all’ultimo passaggio.

E’ una sequenza poetica di momenti che si ripetono sempre uguali nella vita del protagonista, interrotti di tanto in tanto da qualche diversivo triste, allegro, comico, buffo o drammatico. Emerge una scelta di vita ben precisa, scandita in attimi goduti intensamente, direi assaporati con gusto.

E’ qualcosa di geniale. Non aspettatevi storie avvincenti o colpi di scena perchè la bellezza, tipica poi dei giapponesi, è che lo strordinario è nell’ordinario. Loro l’hanno capito benissimo, noi brancoliamo ancora in una ricerca ossessiva di clamore ed eccitazione che dura un secondo e poi se ne va.

“Se mai nulla cambiasse sarebbe davvero assurdo” (cit.)

Blog, Letteratura

“Affettuosi auguri a Natale debbono esserci…e fino a quello prossimo arrivederci.” Da Lettere da Babbo Natale di J.R.R.Tolkien.Dal 1920 al 1943 l’autore del Signore degli Anelli fece trovare ai suoi quattro figli John, Cristopher, Michael e Priscilla le risposte di Babbo Nicola Natale alle loro richieste. Lettere scritte con scrittura calligrafa decorata, in stile amanuense, con bellissimi disegni di Babbo Natale e dei suoi amici e aiutanti, tra cui l’Orso Bianco pasticcione. Questo libro è una chicca. Bellissimo da vedere e molto tenero da leggere. Mi ha molto emozionato, anche perchè molte lettere sono state scritte durante la seconda guerra mondiale. Personalmente ho sentito molto mio questo libro perché quando ero ragazzina facevo trovare a mia cugina piccola le risposte di Babbo Natale su carta antichizzata sul fuoco e scrittura decorata. Ed era tutta un’emozione e tutta un’attesa. ❤️

Blog, Teatro

Ieri sera, presso lo Spazio 13 a Bari, il Teatro delle Bambole ha portato in scena lo spettacolo L’Ora del Meriggio. Un omaggio a Pier Paolo Pasolini che 50 anni fa in questa notte fu assassinato. Pasolini è da qualche anno al centro di uno studio, anzi per meglio dire di un processo teatrale, da parte di Andrea Cramarossa e del Teatro delle Bambole. Avevo già visto altri spettacoli ma questo è diverso. Tornata a casa ho visualizzato una meditazione yoga che ho fatto diverse volte con la mia prima maestra che esprime, secondo me, il risultato di quello che ho visto ieri sera.

Scegliamo un maestro, lo chiamiamo guru ma è solo una definizione, prima il maestro è sopra di noi, poi dentro di noi, poi innanzi a noi e quest’ultima è quella che preferisco perché c’è uno scambio alla pari di energia, io a lui lui a me. Questo ho visto ieri sera. Due maestri che, seppur in due dimensioni diverse, ieri si sono scambiati una forza potente che ha impattato su noi disposti intorno, loro al centro.

Ho cercato di dare nome alle emozioni durante lo spettacolo ma non ci riuscivo, poi di testa più che di cuore, ho potuto chiamarle dolore, alienazione, frustrazione, amore filiale, paura, delicatezza…tutto di testa però. L’immagine vera è venuta dopo, tornando a casa. Due maestri che si scambiavano qualcosa di potente in due dimensioni differenti.

Conosco poco Pasolini e penso sia estremamente complicato da capire se rimani in superficie, tuttavia ieri mi sono chiesta se a lui questo spettacolo sarebbe piaciuto. Stamattina a mente fredda e con questa immagine negli occhi mi rispondo di sì!

Blog, Spiritualità

Quando trovi chiusa
la porta del mio cuore,
abbattila ed entra:
non andare via, Signore.

Quando le corde della mia chitarra
dimenticano il tuo nome,
ti prego, aspetta:
non andare via, Signore.

Quando il tuo richiamo
non rompe il mio torpore,
folgorami con il tuo dolore:
non andare via, Signore.

Quando faccio sedere altri
sul tuo trono,
o re della mia vita:
non andare via, Signore.

Rabindranath Tagore

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A volte, in genere quando sono giù di morale, affiorano ricordi della mia infanzia, cosi senza motivo apparente ma probabilmente perché cerco un rifugio consolatorio.
Oggi entro in camera da letto dei nonni e la vedo dietro la tenda. La figura esile della nonna che guarda il passeggio di viale Unità d’Italia e recita il rosario, con la sua corona d’avorio. Ogni giorno alla stessa ora, il suo momento per sé era con Dio. Era una donna di fede immensa nonostante i tanti problemi di salute. Era una donna diplomatica e paciera, una signora come non ce ne sono e non ce ne saranno mai più.
Un pensero a te lassù! ❤️

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Andava per il mondo con un pacco di fiammiferi in tasca. Tutte le volte che poteva ne estraeva uno e accendeva un lumino. Il motivo era irrilevante, Sam doveva fare luce. Era questa la sua missione. Così girava per le feste patronali, le sagre, le chiese. Dopo il suo passaggio qualcosa cambiava. Non era solo per la luce ma per l’energia che lasciava nei luoghi, per la gentilezza, il sorriso con cui rispondeva a chi lo accoglieva.


Gli offrivano da mangiare, da bere, da dormire, lo coinvolgevano nelle feste, nei balli, gli chiedevano opinioni sulla politica e consigli amorosi.
Quando aveva finito la sua missione in un luogo Sam se ne andava quasi sempre di notte, senza salutare nessuno. Lasciava sul tavolo più vicino un piccolo salvadanaio con i risparmi che accumulava tra un viaggio e l’altro suonando il flauto.


Quando il giorno dopo gli ospiti trovavano il salvadanaio, lo rompevano incuriositi dal contenuto e assieme a pochi denari trovavano un biglietto che quasi sempre recitava così: “La mia missione era di lasciarti la luce, ti sia di aiuto per trovare la tua missione”.

Testo e foto (Mesagne) di Manuela Bellomo

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Marcus Smith era seduto sul suo materasso preferito, in realtà l’unico che aveva. Quello su cui dormiva e passava tutta la sua giornata.

La camicia rossa era sgualcita ma gli dava un aspetto allegro, alticcio. O forse era il vino? Non saprei dirlo. 

In mano però avevo una bottiglia d’acqua e brindava a tutti quelli che incrociavano il suo sguardo,  distratti e giudicanti. Lui però sorrideva, continuava a sorridere, non smetteva mai.

Marco aveva scelto. Comunque fosse stata la sua vita, su un materasso madido di sporcizia e sudore o fra lenzuola di seta, lui avrebbe sorriso a quella vita che a volte riusciamo a domare e a volte, molto più spesso in realtà, va come desidera andare.

Lab di Scrittura sul Mare Colori Vicaci

Foto di Luigi Ghirri nell’ambito del progetto Con Franco Guerzoni “Nessun luogo. Da nessuna parte”.

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Le parole sono il dono più grande che abbiamo per toccare il nostro dolore. Attraverso di esse egli diventa tangibile, esce dall’anima che si sente soffocare.

È un esorcismo di lenta guarigione.
Usiamole le parole, con noi, con gli altri.

Il silenzio é fondamentale per raccogliere le parole giuste, quelle opportune, quelle belle, poi bisogna trovare il coraggio di dirle a se stessi, prima di tutto, e poi a chi amiamo.

A lungo andare il silenzio scava, le parole hanno il grande dono di ricostruire, di generare ancora.

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Da quando ti ho scoperto non faccio altro che immaginare di sentire la tua voce che risponde a ogni mio dubbio, ad ogni mio perché.

A volte ti sento che mi dici che non sei lì per cattiveria, che ci sei capitato, che mi avevi anche avvisato ma io non ti ho voluto dare ascolto.

Ora ogni volta che poggio la mano sulla pancia ho paura ma so che tu ne hai più di me.

In quel giorno non troppo lontano io vivrò e tu non ci sarai più.

Certo sarà una vita diversa e per questo non potrò scordarti mai: non ho mai avuto paura e tu mi stai insegnando cos’è.

Lab sul mare “Colori Vivaci”