Poesia

Quando ti prende il male
della vita storta
abbi infinita cura di te
della tua capacità
di andare piano.
Rallenta il fiato
fino al momento in cui
dentro ogni respiro
verrà a trovarti un profumo.
Dai un nome
a ogni tuo passo
fuori dagli inciampi mortali
della fretta.
Lascia che un fiore ti racconti
osserva
dietro ogni filo d’erba
un paesaggio
dietro ogni spigolo
un mondo.
Lascia che il rosso
della facciata di una casa
ti sia d’augurio
per tutto il giorno
e che il primo volto
incontrato per strada
sia per te un romanzo
di domande.
Quando ti prende il male
della vita storta
retrocedi.
lascia al tuo sguardo
un’altra possibilità
regala al tuo cuore
un mistero più profondo,
alle labbra
la parola preziosa
che
nomina le cose.

Gianluigi Gherzi

Poesia

Archivi di parole,
Usate,
Abusate,
Perdute.
Pensieri affastellati.
Rantoli di memoria.
Non ho più voglia di scrivere
Pizzini quotidiani.
Cerco poemi eroici,
Bramo virtù teologiche.

Poesia

Scivola sotto i miei occhi

L’abaco degli amori malati.

Sangue e lacrime

Riempiono le tazze

Abbandonate in cucina.

Catene pesanti

Agitano i fantasmi.

Alba e tramonto

Si danno il cambio nella veglia,

Il testimone ora alla luna.

Non sono sola nelle tenebre.

Sangue e lacrime

Fuggono nel lavandino,

Un vortice d’acqua le insegue.

É giunto il consolatore,

sciacqua le tazze.

Il tè è pronto,

Scacco matto.

L’abaco perde il conto.

Partecipazione mostra concorso “La Stradina dei Poeti” 2025 – Barletta

Poesia

Parole esauste giacciono sulla pancia.

Abbandoni dell’irrisolto,

avaria del non detto.

Vagiti strozzati risalgono l’utero sterile,

eco lontano di angeli

che non hanno abitato l’umano.

Scorrono nel cielo terso dell’estate

nomi senza volto,

figli di colei che non sarà mai madre.

Il maestrale gelido spinge via, pulisce.

È tempo di cercare ristoro.

È tempo di lasciare andare.

È tempo di parole nuove.

È tempo di imparare a generare ancora.

Menzione d’onore Mostra-Concorso “La Stradina dei Poeti” – Anno 2023 – Barletta

Poesia

La vita si accartoccia
Nel sillabare di parole,
Che rotolano veloci
Sulle pareti di un loft.

Scritte, parlate, urlate,
Scivolano nel lavandino
Bagnate di profumo.

Arrivano al mare,
Sussurro di libertà.

Dimenticanza,
l’amore che fu.

Partecipazione mostra-concorso “La Stradina dei Poeti” Anno 2019 – Barletta

Poesia

Non ti conosco ancora

Eppure ti tengo per mano da sempre.

Attendo un abbraccio,

la tua voce che chiama il mio nome,

le serate a teatro,

il gelato al parco,

i popcorn davanti alla tv.

Mi dicono: “E’ autistica”,

è difficile dividerla con te.

Che ne sanno loro.

Nel mio sogno eri lì,

correvi davanti a me,

ridevi felice.

Nel giocare ti perdevo,

mi disperavo.

Come farò a dire che non ti trovo?

Mi diranno “E’ autistica”,

dovevi stare più attenta,

non è come gli altri.

Forse hanno ragione,

non sei come gli altri.

Te lo ricordi quel luogo speciale?

Eravamo solo tu e io,

mi hai detto di volermi bene.

Ti ho creduto.

Non ti conosco ancora

Eppure ti tengo per mano da sempre.

Se ora sei autistica non mi importa,

ritrovami presto,

io ti aspetto.

Partecipazione Concorso letterario “Vi racconto una Storia” – II^ Edizione del Concorso Nazionale di Racconti e Poesie sulle Malattie Rare e Disabilità

Poesia

Andare oltre…

…gli angoli bui della vita.

…i cuori chiusi.

…le brutte avventure.

…i pit stop obbligati.

…le parole fraintese e incomprese.

…i limiti propri e i limiti altrui.

…la pioggia e la tempesta.

…gli sguardi di disapprovazione.

…le idee diverse dalle nostre.

…ciò che non ci piace.

Andare oltre.

Portalga – Polignano a Mare

Foto di Manuela Bellomo

Poesia

Turbína.

Turbinare.

Turbamento.

Parole giacciono esauste sulla pancia.

La turbina è rotta.

Non posso venire da te.

Turbinare.

Pensieri come nuvole improvvise nel cielo d’estate.

Turbamento.

Non mi ami più?

Poesia

E gli occhi volano oltre il display

e le parole si ingarbugliano come gabbiani sbattuti dal vento.

Attendi bonaccia, anni che aspetti.

Sono sempre poche righe scritte su un foglio frettoloso,

pronto a volare via al primo soffio di vento.

E la clessidra si ostina a scorrere nel fascino pretestuoso del tempo.

C’è un cinguettio sul ramo, squilla il telefono.

Riabbassi gli occhi,

le parole tornano in riga.

La bonaccia te la devi guadagnare.

Poesia

Ti amo Calabria
Per gli assorti silenzi delle tue selve
che conciliano i sogni dei pastori
e le estasi degli eremiti.
Ti amo per quel fiume di alberi
che dalle timpe montane
arriva ai due mari
a bere il vento del largo
frammisto all’aroma del mirto.
Ti amo per le solitarie calanche
chiuse da strapiombi di rocce
che prendon colore dall’alga
nata dallo spruzzo dell’onda…
Ti amo per le spiagge deserte
bianche di sole e di sale
dove fanciulle invisibili
sorelle di Nausicàa
corrono sul frangente marino
i piedi slacciati dai sandali.
Ti amo per la fatica durata
a domar le montagne, a bucarle,
a intrecciarle a festoni di pergola,
a cavarne grasse mammelle
di moscato d’oro per mense di dei.
Ti amo per l’aspro carattere
fortificato da solitudini
secolari, bisognoso
di poche essenziali parole
mai vacillante
davanti alla congiura dei giorni.
Ti amo, infine Calabria,
per l’uomo che hai fatto di me
in tante amarissime prove.
Un uomo disinteressato e leale
sempre aperto alla fiducia
sempre disposto a dare
senza niente ricevere in cambio.
E ti amo pure, Calabria,
per il male che brutalmente
gli eterni làzzari della tua Storia
han fatto a me
il bisogno di assoluto
di verità di giustizia
di libertà di eguaglianza
che tu mi desti col sangue.
Minacciato di morte sommaria
promesso al carcere a vita
potei misurare dal bene
che continuavo a volerti
quanto tu fossi me, Calabria,
quanto io fossi te, Calabria.
Ti vedevo con gli occhi
il sorriso la voce il passo
di mia madre, e da quel momento
cessai di temere,
fui sicuro che la sofferenza
durata avrebbe inserita
la mia piccola storia di uomo
in quella tua grande, Calabria,
avrebbe creato
un messo sempre più stretto
tra tè che hai tanto patito
nel tempo, ed io che portavo
la mia parte di sale al tuo mare.
E un giorno non troppo lontano
unito a te nella zolla
sarò anch’io Calabria,
sarò il fremito dei tuoi alberi,
il murmurc della tua onda,
il sibilo dei tuoi uragani,
il profumo delle tue siepi
la luce del tuo cielo.
Si dirà Calabria e anch’io
sarò compreso in quel grande
e immortale nome, anch’io
diventato un ulivo
dalle enormi braccia contorte
spaccate dal vento dei secoli,
anch’io sarò favola al canto
che sgorghi improvviso
come acqua dal sasso
dalle labbra di un giovinetto pastore
dell’Aspromonte, davanti
al fuoco ristoratore
di un vaccarizzo odoroso
di latte e di redi
nella lunga notte invernale.
(Leonida Répaci)

Scatto (mio!) da Villa Pietrosa a Palmi (RC), residenza di Répaci.